La REA e le Indagini Ascolto di Audiradio

15 01 2009

Mentre l’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) accoglie la richiesta della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) di aprire un fascicolo su Audiradio che faccia luce sulle accuse mosse contro i metodi d’indagini di ascolto, l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha convocato in audizione la REA il 14 Gennaio, sempre riguardo ad Audiradio, sulla spinta di centinaia di radio locali che puntano il dito contro metodi d’indagine di ascolto che di fatto tagliano fuori le piccole realtà locali dal paniere della pubblicità.

Qualche appunto di viaggio sul discorso Audiradio

Che sia chiaro che la REA non è che s’è svegliata un giorno e ha deciso di alzare la voce contro la prima azienda che passava dalle sue parti. La REA dà voce a tanti operatori di settore, ad una preoccupazione che si è (purtroppo) consolidata nel tempo. Nel 2005 un servizio di Striscia La Notizia fece scalpore sulla “questione Audiradio” spinta all’attenzione da Lo Zoo di 105. Si perché, ricordiamolo qui, a reagire contro una situazione (allora) confusa e poco chiara (a voler capire) non furono radio sconosciute. C’erano tra le altre Radio Italia Solo Musica Italiana, RTL e Radio 105… anche se (volendo cercare) questa storia ha radici ancora più lontane… si arriva tranquillamente al 2003.

Parte 1
oppure guarda direttamente da Striscia del Giovedì 6 Gennaio 2005

Parte 2
oppure guarda direttamente da Striscia del Venerdì 21 Gennaio 2005

Nel 2006 la REA, nella sua lettera aperta all’allora Ministro Landolfi, aveva denunciato il pericolo di una situazione dal potenziale devastante per il mercato radiotelevisivo italiano. La REA allora si poneva come priorità il “contrastare qualsiasi tipo di trust ed in particolare le attività delle società AUDITEL e AUDIRADIO costituite da RAI – MEDIASET – RETI NAZIONALI e UPA nate per perseguire l’accaparramento delle risorse pubblicitarie e tecnologiche. Nonostante il recente intervento dell’Autorità TLC sui dati di ascolto (Delibera 85/06/CSP), finché i rilevamenti saranno affidati a società controllate dal trust RAI, MEDIASET, RETI NAZIONALI E UPA dal paniere della pubblicità e, quindi delle risorse economiche e tecnologiche, saranno sistematicamente escluse le emittenti locali. […]“.

Campionature, Analisi di Mercato e Statistiche

Due passaggi a chiarire un discorso che è facile accantonare con un gesto della mano ma che invece può spiegare strategie che altrimenti passerebbero sotto la solita frase fatta e di comodo “la legge del più forte“.

Discorso diverso dalla diffusione dei media è quello della fidelizzazione dell’utenza a uno specifico media. Luogo comune per tutti e confermato dal Censis è il “crollo della fiducia nei media (senza eccezioni per nessun mezzo), più bassa in Italia che negli altri Paesi europei“. In Italia il mezzo più attendibile è la Radio, di cui si fida il 42% degli Italiani. La radio “è il mezzo di comunicazione considerato più attendibile, ma con un consenso comunque inferiore al 61% medio europeo“; più dell’ Internet che si attesta al 35%. 

da Comunicazione e Media nel 2008 del 29 Dicembre 2008

 e ancora …

Come si pianifica la paura ? Come si reagisce ad un attacco ? Come creare contro-informazione pro-cliente ? Su quali piattaforme investire di volta in volta? Quali sono i punti deboli su cui far leva per muovere “fantasmi” ? In che modo sfruttarli e quanto a fondo andare e, ancora, per quanto tempo battere chiodo ? Le risposte. Pure quelle sono tutte attorno a noi, pure andando di paraocchi e gradazioni (che tutti ne abbiamo). Fa effetto portare ad esempio ora, un link ad un blog di un lettore de La Stampa, piuttosto che report, analisi, affermazioni/commenti/opinioni di “primo pelo”. Ma la fabbrica della paura è creata per muovere emozioni dal basso… o no ?

“Quando sono tanto forti le emozioni, e nessuno le raffredda e troppi le sfruttano, non soltanto diventa difficile trovare le risposte giuste, ma si esasperano i conflitti”. E su questo anche i mass media seri e responsabili dovrebbero fare autocritica.

da Comunitàzione » Comunicazione e Media: La Fabbrica della Paura

La radio è forte. Questo è un fatto. Lo confermano giorno dopo giorno gli ascoltatori fidelizzati che tornano ad ascoltare la loro “compagna di viaggio” preferita. Una radio locale poi ha modo di “toccare” quasi con mano la risposta del pubblico. Perché allora iscriversi a Audiradio? Perché questa società ispira la spartizione del paniere pubblicitario. E non c’è altro da aggiungere.

Ora, è un fatto anche che la radio abbia perso ascolti (facendo mucchio con le emittenti in generale) durante il 2008, per riguadagnarli verso la fine ? A detta di Audiradio si. Ma Audiradio su quali dati crea statistiche ?

E il campionamento ? “Audiradio è un’indagine campionaria sull’ascolto delle emittenti radiofoniche pubbliche e private, nazionali e locali” – si legge sulla pagina Indagine – Premessa – “Essa rileva informazioni che consentono di stimare il numero e la composizione dell’ascolto ed il profilo degli ascoltatori al livello TOTALE ITALIA, area geografica e singole regioni, per: la radio nel complesso; la singola stazione RAI; le singole emittenti private iscritte ad Audiradio. L’indagine AUDIRADIO è condotta su un campione 120.000 interviste, da gestire nell’arco dell’anno, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore agli 11 anni […]“.

Non c’è da essere sorpresi. Quando si parla di statistiche – rilevamenti di trend, tendenze o d’ascolti eccetera – non esiste tecnologia in grado di supportare un’indagine a tappeto che coinvolga l’intero target di riferimento (si parla di target ampi naturalmente). Da cui la campionatura, la solida elaborazione dei dati e i limiti delle stime. Il modo di operare di Audiradio da questo punto di vista non fa una piega se non fosse per quella frase “le singole emittenti private iscritte ad Audiradio” che, parlando di un brand di riferimento a livello nazionale, la cui voce è seguita a fare trend d’investimento, beh fa effetto che Audiradio ponga l’attenzione prima (coerentemente) su “la radio nel complesso” e poi solo sulle emittenti private iscritte. Insomma stona ma non è questo il punto. Se si prova a cercare nel database delle radio, per l’ultimo periodo di cui sono disponibili dati, due sole lettere “ra” – considerando che “ra” è LA Sillaba per una emittente radiofonica – che effetto fa la lista che esce fuori in ricerca dati se la si affianca al passaggio “L’indagine AUDIRADIO è condotta su un campione 120.000 interviste, da gestire nell’arco dell’anno, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore agli 11 anni” ? Forse il Report Annuale del 2008 di Audiradio può aiutare a capire.