appunti sulla comunicazione radiofonica

5 12 2008

La Radio, come ogni altra piattaforma di diffusione massificata dell’informazione, basa le proprie strategie comunicative sulla regola delle 5 W:

  • WHO ? CHI
  • WHAT ? CHE COSA
  • WHERE ? DOVE
  • WHEN ? QUANDO
  • WHY ? PERCHE’

Per spiegarci. Un’informazione concreta deve essere costruita sull’analisi oggettiva dei contenuti in modo da fornire tutti gli elementi base perché il suo fruitore possa prendere posizione sul messaggio veicolato in piena coscienza e libero da vincoli di parte. Questo concept vale tanto per la diffusione di notizie quanto per la veicolazione di messaggi pro-servizio, pro-prodotto. Questo bombardamento è veicolato verso insiemi di target. La sua efficacia sta nella capacità ricettiva del fruitore dell’informazione. Un’informazione “non dedicata”, che ad esempio non prenda in considerazione l’uso di termini comprensibili e “graditi” al fruitore… è informazione vuota. A perdere. Se poi si allargasse il discorso al contenuto…

Qual’è lo stato dell’informazione ad oggi? Dell’uso dei mass media in generale? Per capirci: di stampa, radio e televisione e dell’internet dove ci proiettiamo a buttar giù parole e pensieri? A seguire un video. Interessi di parte tra uno stacco e l’altro di verità…. comunque istruttivo…

Uno dei temi che emergono è quello sul “bombardamento d’informazione” cui siamo soggetti ogni giorno. Da cui la difficoltà nel filtrare e nel definire un’informazione notizia piuttosto che opinione o ancora “promo” commerciale. Di fondo manca quell’analisi oggettiva (in relazione al fruitore/destinatario) del contenuto veicolato che dovrebbe invece essere il primo elemento a definire “informazione”.

E’ in questo contesto che vogliamo introdurre il tema sulla “comunicazione radiofonica”. Radio come mass-media. Una piattaforma comunicativa la cui forza sta nella capillarità con cui diffonde un messaggio. Destinatario: un target d’utenze altamente fidelizzato. Volendo, lo strumento “radio” è ancora più forte dello strumento “televisione” proprio per l’alta targettizzazione che crea i presupposti per lo step successivo: un word-of-mouth diretto a insiemi di gruppi sociali recettivi al messaggio proposto. In questo contesto è il messaggio a fare la differenza. Che sia trasparente o meno. Di parte o ancora oggettivo. Il messaggio arriva e viene diffuso ad ondate e senza soluzione di continuità.

Qui un’altra differenza rispetto alla piattaforma televisiva. La forza di una radio non stà nella capacità di raggiungere i confini di un territorio nazionale, ma nella capacità di coinvolgere. Sta nella fidelizzazione dell’ascoltatore verso la propria radio preferita. Così si arriva al controsenso che porta a definire teoricamente più forte un network di radio locali e regionali che una sola radio nazionale. La radio è compagna quotidiana. E’ voce gradita quanto più è localizzata la piattaforma, fino ad essere definita, volendo, “voce personalizzata alle esigenze dell’ascoltatore”. Una radio locale che non è in grado di servire le esigenze del suo gruppo targettizzato di ascoltatori… è destinata a scomparire dalle frequenze FM. Non è la radio ad entrare nelle case ma la persona ad “entrare” nella radio. Certo, siamo ben lontani dall’Internet di oggi. Personalizzazione pura in piena evoluzione dell’era narrowcasting. La radio resta comunque una piattaforma broadcasting, nata per massificare un messaggio, sebbene più flessibile e adattabile alle esigenze della sua utenza.

C’è un punto in comune invece, che coinvolge tutte le piattaforme dedicate alla massificazione dell’informazione, definizione a cui si possono aggiungere ancora oggi “regioni forti” dell’Internet (si pensi alla diffusione di comunicati stampa precompilati tanto cari alle filiere aziendali tradizionali, o ancora alle informazioni finanziarie, come anche alle classiche notizie promo commerciali, oppure ancora al movimento d’informazione politica e sociale gestito … ): i mass-media creano un indotto comunicativo a senso unico che di fatto definisce dei confini precisi, tanto spaziali quanto temporali, tra il fornitore dell’informazione e il fruitore della stessa. Il messaggio è definito e regolato dal fornitore tanto nella durata, quanto nella periodicità come anche nella diffusione… per non parlare del contenuto e del taglio datogli dall’editore. Dove “editore” è un termine che definisce in modo generico una qualsiasi persona che abbia il potere di definire il format dell’informazione da muovere, a prescindere dalle intenzioni orginarie dell’autore (cliente ?)… che spesso connivono in perfetta armonia.

La Radio si differenzia però dalla Televisione, in questo contesto, offrendo un “contenitore” che per essere riempito non può fare a meno di “dialogare” con il fruitore del messaggio. Questo è un concetto che vale tanto più l’emittente è localizzata: c’è una grossa differenza ad esempio, nel muovere un’informazione alle 7.00 della mattina piuttosto che alle 19.00. La prima sta nel tipo di fruitore. Esistono delle differenze socio-culturali a definire gruppi tra coloro che “ricevono” in fasce d’orario differenti? La risposta viene da sé: l’ascoltatore è fidelizzato alla radio (quanto più la piattaforma è localizzata) scelta come “compagna di viaggio”. Il telespettatore più ad un format, ad un programma… che la piattaforma sia locale o a respiro nazionale.

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