Audizione Rea in Agcom su dati ascolto

15 01 2009

La REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e il grido delle Radioemittenti locali… diritte all’ Agcom (Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni) affinché le indagini d’ascolto passino, da monopoli privati, direttamente nelle mani dell’Autorità secondo quanto previsto dalla Legge 249/97 e la Delibera n. 85/06. Il punto è che in questo contesto, le indagini di ascolto –  riferimento per scelte d’investimenti e spartizione del paniere pubblicitario – non possono essere vincolate da vincoli e limiti propri di ogni attività privata. 

La REA denuncia l’inizio di un condizionamento sulle radio localiper non farle crescere più di tanto o decidere di strangolarle con metodi di indagine di ascolto sempre più stringenti, parziali e discriminanti“. Da qui muove passo la forte richiesta delle Associate che marcano l’esigenza di porre fine “ad una delle più scandalose situazioni di conflitto d’interessi e di manovra del mercato della pubblicità esistente in Italia“. Di un monopolio del mercato, per spiegarci, che ha rodato e sviluppato metodi d’indagine strutturati (che la cosa sia voluta o meno non conta) in modo da spingere all’angolo emittenti e radio locali, allontanandole da risorse economiche che spettano loro di diritto. Questo è il punto sottolineato ancora e ancora dalla REA, come anche il fatto che dovrebbe essere “l’Autorità a svolgere le indagini per conto delle radio locali” che invece sarebbero pronte a contribuire affinché si faccia luce una volta per tutte su una situazione sempre più grottesca e insostenibile.

Il 14 Gennaio 2009 la Rea è stata convocata in audizione dall’ Agcom.

Non siamo soddisfatti dell’Autorità riguardo alla vigilanza sul metodo delle indagini di ascolto svolte da Audiradio” – ha dichiarato (le ultime novità direttamente nella home page del sito dell’Associazione) il presidente Antonio Diomede subito dopo la conclusione dell’incontro – “Calabrò deve comprendere che l’emittenza locale è a rischio di estinzione se non intervengono le Istituzioni per bloccare quel mostruoso processo di assorbimento messo in atto dalle Reti Nazionali attraverso la gestione Audiradio delle indagini di ascolto per conto delle emittenti radiofoniche locali. Non intervenire in tal senso significa tradire i principi di libertà a comunicare in modo pluralistico dettati dalla Costituzione e più volte riaffermati dall’Alta Corte. Staremo a vedere quale decisione finale l’Autorità prenderà su Audiradio ma non siamo ottimisti e ci stiamo preparando per una lunga battaglia in difesa del nostro diritto ad esistere almeno quanto e come le altre imprese editoriali del Paese“.

La Rea spinge affinché le indagini di ascolto delle emittenti locali passino da “mani” private all’Autorità secondo quanto previsto dalla Legge 249/97 e la Delibera n. 85/06 e, durante il periodo di transizione, Audiradio continuerà a svolgere le indagini d’ascolto per conto delle radio locali ma su specifica commissione dell’Autorità e non in base a precetti aziendali.

Le richieste della Rea sono tutt altro che non trasparenti e inattuabili.
Il discorso è che, allo stato attuale, le Indagini di Analisi così come pensate ed attuate da Audiradio non considerano gli interessi delle piccole emittenze locale che sono risorsa inestimabile in quanto a localizzazione di mercato e fidelizzazione degli ascoltatori.

Uno dei punti messi in discussione – e che è stato tra gli incipit della presa di posizione della Rea tra Agcom e Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) contro i metodi d’indagine di ascolto utilizzati da Audiradio – è stato la decisione di aumentare di 6 casi il limite minimo affinché il dato d’ascolto di una piccola emittente locale possa vedere la luce. Parliamoci chiaro: già prima (come ovvio) l’indagine di ascolto privilegiava i grossi network e il loro sotto-parco di emittenti locali. Ora portando a quota la casistica a quota 30 il metodo d’indagine diventa ancora più squilibrato “con dirompente impatto sui fatturati e con evidenti ripercussioni sull’intero settore e con inevitabili ripercussioni in termini occupazionali” – riporta PrimaPress.it  – “La nuova soglia non andrebbe ad interessare le emittenti nazionali e le radio locali legate ai grandi gruppi che vedendo sparire dalle graduatorie le emittenti medie e piccole addirittura ne avrebbero giovamento“.