Comunicazione e Media nel 2008

29 12 2008

Il Censis fa il punto sullo stato della comunicazione e dei media: la rivoluzione digitale verso la moltiplicazione e integrazione dei media. In Italia la Radio è il Media più attendibile, 7% sopra l’Internet e il 19% sotto la media europea. Il Rapporto IEM della Fondazione Rosselli sull’industria della comunicazione in Italia in linea con le conclusioni del Censis: la fiducia degli Italiani verso i mezzi di comunicazione è in netto calo, così come l’investimento delle famiglie in area comunicazione. Malgrado oggi alla Camera ci sia un giornalista ogni dieci parlamentari, Comunicazione e Media hanno una penetrazione sociale di molto inferiore alla media europea. Colpa della fabbrica della paura.

Nel 42° Rapporto sulla situazione sociale del Paese – Anno 2008 – il Censis, esponendo di Comunicazione e Media, definisce l’assunto: “la rivoluzione digitale verso la moltiplicazione e integrazione dei media“. Una realtà verso cui convergere è ormai movimento naturale. Quasi culturale. Motore trainante di questo cambiamento in progress del modo di approcciarsi ai media da parte delle utenze, sta nell’uso che le nuove generazioni fanno dei “prodotti” mediatici. Un’evoluzione resa possibile grazie all’attitudine alla “medialità dei giovani europei oltre l’omologazione“. Un balzo in avanti reso possibile dall’uso e la diffusione dell’internet (malgrado l’Italia risulti ancora in ritardo rispetto ai riferimenti in area UE), ma soprattutto dalla penetrazione del mobile, dei cellulari. “Il cellulare è usato praticamente da tutti i giovani (il 97,2%)” – rivela il Censis. Un cellulare che oggi permette di connettersi al web, di ascoltare la radio, di comunicare in video, rappresentando di fatto lo strumento di comunicazione più flessibile, usabile e adattabile dei nostri tempi.

Crolla la televisione generalista e tradizionale. Ma il mezzo televisivo è in via di trasformazione grazie al  digitale e alla tv satellitare che permettono accessi diversificati alla piattaforma. Quella convergenza dei media nell’uso quotidiano dell’utenza, la cui massima espressione il Censis la individua nella “forza del localismo della comunicazione“. “Ci si informa usando un menù assortito che va dalle Tv ai quotidiani, dai periodici ai portali Internet, alle emittenti locali. Si contano a livello locale 538 Tv, 1.244 radio, 133 quotidiani regionali e provinciali (quasi 2,6 milioni di copie medie giornaliere, considerando solo le testate rilevate dall’Ads). Per il 35% dei cittadini il Tg regionale della Rai è la principale fonte informativa sulla propria città e il territorio, al secondo posto si collocano i quotidiani locali (25%), seguono le televisioni e le radio locali (15,4%), poi la cronaca locale presente nelle pagine dei quotidiani nazionali (11,9%)“.

Approfondendo però emergono dei distinguo netti anche a livello informativo locale. “L’ambigua deriva della comunicazione nella dialettica politica. La televisione è il principale strumento utilizzato per formarsi un’opinione sull’offerta politica in campagna elettorale (il 78,3% degli elettori, in crescita rispetto alla precedente tornata elettorale del 2006). Segue la carta stampata (20,8%). I rapporti non mediati, come il confronto con familiari e parenti (16,7%), la partecipazione diretta a incontri politici, comizi e assemblee (9,8%), o anche le discussioni con amici e colleghi (9,2%), sono canali preferenziali per quote via via decrescenti di elettori“. Dati importanti, fondamentali se poi proiettati in area Internet. Chi cerca informazione politica non si muove su Internet. La rete “è la fonte informativa per una fetta ancora minoritaria del corpo elettorale (7,6%, in crescita rispetto alla precedente rilevazione), con un livello di importanza assimilabile ai tradizionali volantini e materiali di propaganda dei partiti“. Una percentuale che scende ancora in area Radio: “6,3%, in netta flessione rispetto al 13% registrato alle elezioni del 2006“.

La lettura che il Censis dà di questi dati “anomali” è quanto mai indicativa dei rapporti tra politica e media (vecchi e nuovi). “nell’ultima legislatura si contano 64 deputati giornalisti (la quarta professione rappresentata alla Camera, dopo avvocati, dirigenti e imprenditori, prima dei funzionari di partito) e 28 giornalisti senatori (la sesta professione attualmente rappresentata al Senato): praticamente c’è un giornalista ogni dieci parlamentari“.

Discorso diverso dalla diffusione dei media è quello della fidelizzazione dell’utenza a uno specifico media. Luogo comune per tutti e confermato dal Censis è il “crollo della fiducia nei media (senza eccezioni per nessun mezzo), più bassa in Italia che negli altri Paesi europei“. In Italia il mezzo più attendibile è la Radio, di cui si fida il 42% degli Italiani. La radio “è il mezzo di comunicazione considerato più attendibile, ma con un consenso comunque inferiore al 61% medio europeo“; più dell’ Internet che si attesta al 35%. L’ultimo rapporto IEM (XI Rapporto, Fondazione Rosselli) sulle trasformazioni dell’Industria della Comunicazione in Italia sottolinea la convergenza tra l’uso dello strumento più comune e usabile (il cellulare) e il mezzo di comunicazione più attendibile: ” Un Italia il 22% degli utenti mobili nel 2008 ha ascoltato musica trasemssa alla radio dal cellulare. Una percentuale di molto superiore rispetto ai colleghi europei di GB (18%), Francia (13%) o Germania (14%)” – riporta Key4biz. Andrea Marzulli, Responsabile Area Studi di Mercato IEM della Fondazione Rosselli, presentando alcune anticipazioni sull’XI Rapporto via Key4biz ricordava come durante la “presentazione del precedente rapporto, documentammo come, per quel che riguarda il nostro Paese, la percentuale della spesa delle famiglie dedicata a comunicazione e tempo libero fosse decisamente inferiore rispetto ad altri grandi Paesi europei, e soprattutto in tendenza decrescente“. Un trend involutivo che non si ferma e che lo scorso 18 Dicembre è stato argomento di dibattito al VI Summit sull’Industria della Comunicazione in Italia tenutosi a Roma al Tempio di Adriano.

Qual’è il motore scatenante di questa involuzione di fiducia rispetto ai media ? Il Censis lo spiega con una frase lapidaria “I media come fabbrica della paura” che fa da incipit alla Indagine sulla paura nelle città che il Censis realizzò in dieci metropoli del mondo (Londra, Parigi, Roma, Mosca, Mumbai, Pechino, Tokyo, New York, San Paolo, Il Cairo) in vista del World Social Summit: “solo un quarto del campione (25,8%) sostiene che la propria paura deriva dall’individuazione di un rischio effettivo che si possano verificare eventi indesiderati. Il 25,6% dichiara che la paura deriva dal fatto che giornali e televisioni non parlano d’altro. Interrogati su quali sono i soggetti responsabili dell’aumento dell’insicurezza, il 20,4% afferma che il circuito informativo-mediatico cavalca le paure, attraverso la presentazione selettiva delle notizie, per catturare l’audience. Prima, però, vengono i politici, ritenuti tra coloro che più fomentano le paure per distogliere l’attenzione dai problemi reali, favorire il consenso, legittimare il proprio ruolo (la pensa così il 29,6%)“. Questa indagine fece scalpore in Italia soprattutto perché indicò Roma come la città più spaventata tra quelle campionate. E le cause d’allarme sorprendono ancora di più: “In particolare, quasi un romano su due (47,8%) imputa ai media la responsabilità di creare allarme sociale, più di un quarto (28,6%) alla politica, mentre i gruppi terroristici vengono indicati solo dal 7%“.

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15 01 2009
La REA contro Audiradio « r a d i o z i n e | r m w

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15 01 2009
La REA e le Indagini Ascolto di Audiradio « r a d i o z i n e | r m w

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