Corso Enaip Tecnico Format Radiofonici

16 01 2009

Il Centro Servizi Formativi Enaip di Torino presenta la nuova edizione del corso gratuito di Tecnico di Progettazione e Produzione Format Radiofonici dedicato a giovani e adulti disoccupati in possesso di diploma. Le finalità del corso sono quelle di formare Tecnici in grado di “gestire tutte le diverse e complesse fasi dei processi di produzione delle notizie e di strutturazione dei contenuti che stanno alla base della creazione di un programma radiofonico“.

Il corso dell’Enaip preparerà professionisti con le competenze necessarie per proporsi in radio locali, nazionali come anche su piattaforme web radio, forti di un Attestato di Specializzazione rilasciato dalla Provincia di Torino. Tecnici, quindi, che avranno le “competenze tecniche idonee ad utilizzare i più aggiornati strumenti informatici di comparto e quelli di controllo ed editing audio” come anche la capacità di utilizzare “la propria voce come mezzo di comunicazione anche grazie ad una dizione corretta“.

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@ under creative commons info at rmw.radiozine@gmail.com

Informazioni sul Corso

Destinato a disoccupati in possesso di diploma di maturità, il Corso prevede una selezione basata su un test per l’accertamento del possesso delle competenze linguistiche e informatiche necessarie e sufficienti per frequentare il percorso formativo. In questo contesto il possesso di diplomi in area classica o linguistica conferisce come acquisito il requisito relativo alla lingua italiana orale. Per tutti i candidati è previsto un incontro informativo per la presentazione sintetica del percorso.

I contenuti del corso vanno dall’Accoglienza, alla preparazione e rielaborazione Stage, passando per le Tecnologie informatiche, Mass Media e Teoria della Comunicazione, Progettazione e Struttura di Format radiofonici, Produzione radiofonica, espressione verbale. Sono previste 400 ore di Stage.

Per una lista completa dei contenuti e per tutte le informazioni

Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale di Torino presenta:
TECNICO DI PROGETTAZIONE E PRODUZIONE DI FORMAT RADIOFONICI

Enaip Torino
via Del Ridotto 5 – guarda via Google Maps
Tel 011/5199700
Mail csf-torino@enaip.piemonte.it





Audizione Rea in Agcom su dati ascolto

15 01 2009

La REA (Radiotelevisioni Europee Associate) e il grido delle Radioemittenti locali… diritte all’ Agcom (Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni) affinché le indagini d’ascolto passino, da monopoli privati, direttamente nelle mani dell’Autorità secondo quanto previsto dalla Legge 249/97 e la Delibera n. 85/06. Il punto è che in questo contesto, le indagini di ascolto –  riferimento per scelte d’investimenti e spartizione del paniere pubblicitario – non possono essere vincolate da vincoli e limiti propri di ogni attività privata. 

La REA denuncia l’inizio di un condizionamento sulle radio localiper non farle crescere più di tanto o decidere di strangolarle con metodi di indagine di ascolto sempre più stringenti, parziali e discriminanti“. Da qui muove passo la forte richiesta delle Associate che marcano l’esigenza di porre fine “ad una delle più scandalose situazioni di conflitto d’interessi e di manovra del mercato della pubblicità esistente in Italia“. Di un monopolio del mercato, per spiegarci, che ha rodato e sviluppato metodi d’indagine strutturati (che la cosa sia voluta o meno non conta) in modo da spingere all’angolo emittenti e radio locali, allontanandole da risorse economiche che spettano loro di diritto. Questo è il punto sottolineato ancora e ancora dalla REA, come anche il fatto che dovrebbe essere “l’Autorità a svolgere le indagini per conto delle radio locali” che invece sarebbero pronte a contribuire affinché si faccia luce una volta per tutte su una situazione sempre più grottesca e insostenibile.

Il 14 Gennaio 2009 la Rea è stata convocata in audizione dall’ Agcom.

Non siamo soddisfatti dell’Autorità riguardo alla vigilanza sul metodo delle indagini di ascolto svolte da Audiradio” – ha dichiarato (le ultime novità direttamente nella home page del sito dell’Associazione) il presidente Antonio Diomede subito dopo la conclusione dell’incontro – “Calabrò deve comprendere che l’emittenza locale è a rischio di estinzione se non intervengono le Istituzioni per bloccare quel mostruoso processo di assorbimento messo in atto dalle Reti Nazionali attraverso la gestione Audiradio delle indagini di ascolto per conto delle emittenti radiofoniche locali. Non intervenire in tal senso significa tradire i principi di libertà a comunicare in modo pluralistico dettati dalla Costituzione e più volte riaffermati dall’Alta Corte. Staremo a vedere quale decisione finale l’Autorità prenderà su Audiradio ma non siamo ottimisti e ci stiamo preparando per una lunga battaglia in difesa del nostro diritto ad esistere almeno quanto e come le altre imprese editoriali del Paese“.

La Rea spinge affinché le indagini di ascolto delle emittenti locali passino da “mani” private all’Autorità secondo quanto previsto dalla Legge 249/97 e la Delibera n. 85/06 e, durante il periodo di transizione, Audiradio continuerà a svolgere le indagini d’ascolto per conto delle radio locali ma su specifica commissione dell’Autorità e non in base a precetti aziendali.

Le richieste della Rea sono tutt altro che non trasparenti e inattuabili.
Il discorso è che, allo stato attuale, le Indagini di Analisi così come pensate ed attuate da Audiradio non considerano gli interessi delle piccole emittenze locale che sono risorsa inestimabile in quanto a localizzazione di mercato e fidelizzazione degli ascoltatori.

Uno dei punti messi in discussione – e che è stato tra gli incipit della presa di posizione della Rea tra Agcom e Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) contro i metodi d’indagine di ascolto utilizzati da Audiradio – è stato la decisione di aumentare di 6 casi il limite minimo affinché il dato d’ascolto di una piccola emittente locale possa vedere la luce. Parliamoci chiaro: già prima (come ovvio) l’indagine di ascolto privilegiava i grossi network e il loro sotto-parco di emittenti locali. Ora portando a quota la casistica a quota 30 il metodo d’indagine diventa ancora più squilibrato “con dirompente impatto sui fatturati e con evidenti ripercussioni sull’intero settore e con inevitabili ripercussioni in termini occupazionali” – riporta PrimaPress.it  – “La nuova soglia non andrebbe ad interessare le emittenti nazionali e le radio locali legate ai grandi gruppi che vedendo sparire dalle graduatorie le emittenti medie e piccole addirittura ne avrebbero giovamento“.





La REA e le Indagini Ascolto di Audiradio

15 01 2009

Mentre l’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) accoglie la richiesta della REA (Radiotelevisioni Europee Associate) di aprire un fascicolo su Audiradio che faccia luce sulle accuse mosse contro i metodi d’indagini di ascolto, l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha convocato in audizione la REA il 14 Gennaio, sempre riguardo ad Audiradio, sulla spinta di centinaia di radio locali che puntano il dito contro metodi d’indagine di ascolto che di fatto tagliano fuori le piccole realtà locali dal paniere della pubblicità.

Qualche appunto di viaggio sul discorso Audiradio

Che sia chiaro che la REA non è che s’è svegliata un giorno e ha deciso di alzare la voce contro la prima azienda che passava dalle sue parti. La REA dà voce a tanti operatori di settore, ad una preoccupazione che si è (purtroppo) consolidata nel tempo. Nel 2005 un servizio di Striscia La Notizia fece scalpore sulla “questione Audiradio” spinta all’attenzione da Lo Zoo di 105. Si perché, ricordiamolo qui, a reagire contro una situazione (allora) confusa e poco chiara (a voler capire) non furono radio sconosciute. C’erano tra le altre Radio Italia Solo Musica Italiana, RTL e Radio 105… anche se (volendo cercare) questa storia ha radici ancora più lontane… si arriva tranquillamente al 2003.

Parte 1
oppure guarda direttamente da Striscia del Giovedì 6 Gennaio 2005

Parte 2
oppure guarda direttamente da Striscia del Venerdì 21 Gennaio 2005

Nel 2006 la REA, nella sua lettera aperta all’allora Ministro Landolfi, aveva denunciato il pericolo di una situazione dal potenziale devastante per il mercato radiotelevisivo italiano. La REA allora si poneva come priorità il “contrastare qualsiasi tipo di trust ed in particolare le attività delle società AUDITEL e AUDIRADIO costituite da RAI – MEDIASET – RETI NAZIONALI e UPA nate per perseguire l’accaparramento delle risorse pubblicitarie e tecnologiche. Nonostante il recente intervento dell’Autorità TLC sui dati di ascolto (Delibera 85/06/CSP), finché i rilevamenti saranno affidati a società controllate dal trust RAI, MEDIASET, RETI NAZIONALI E UPA dal paniere della pubblicità e, quindi delle risorse economiche e tecnologiche, saranno sistematicamente escluse le emittenti locali. […]“.

Campionature, Analisi di Mercato e Statistiche

Due passaggi a chiarire un discorso che è facile accantonare con un gesto della mano ma che invece può spiegare strategie che altrimenti passerebbero sotto la solita frase fatta e di comodo “la legge del più forte“.

Discorso diverso dalla diffusione dei media è quello della fidelizzazione dell’utenza a uno specifico media. Luogo comune per tutti e confermato dal Censis è il “crollo della fiducia nei media (senza eccezioni per nessun mezzo), più bassa in Italia che negli altri Paesi europei“. In Italia il mezzo più attendibile è la Radio, di cui si fida il 42% degli Italiani. La radio “è il mezzo di comunicazione considerato più attendibile, ma con un consenso comunque inferiore al 61% medio europeo“; più dell’ Internet che si attesta al 35%. 

da Comunicazione e Media nel 2008 del 29 Dicembre 2008

 e ancora …

Come si pianifica la paura ? Come si reagisce ad un attacco ? Come creare contro-informazione pro-cliente ? Su quali piattaforme investire di volta in volta? Quali sono i punti deboli su cui far leva per muovere “fantasmi” ? In che modo sfruttarli e quanto a fondo andare e, ancora, per quanto tempo battere chiodo ? Le risposte. Pure quelle sono tutte attorno a noi, pure andando di paraocchi e gradazioni (che tutti ne abbiamo). Fa effetto portare ad esempio ora, un link ad un blog di un lettore de La Stampa, piuttosto che report, analisi, affermazioni/commenti/opinioni di “primo pelo”. Ma la fabbrica della paura è creata per muovere emozioni dal basso… o no ?

“Quando sono tanto forti le emozioni, e nessuno le raffredda e troppi le sfruttano, non soltanto diventa difficile trovare le risposte giuste, ma si esasperano i conflitti”. E su questo anche i mass media seri e responsabili dovrebbero fare autocritica.

da Comunitàzione » Comunicazione e Media: La Fabbrica della Paura

La radio è forte. Questo è un fatto. Lo confermano giorno dopo giorno gli ascoltatori fidelizzati che tornano ad ascoltare la loro “compagna di viaggio” preferita. Una radio locale poi ha modo di “toccare” quasi con mano la risposta del pubblico. Perché allora iscriversi a Audiradio? Perché questa società ispira la spartizione del paniere pubblicitario. E non c’è altro da aggiungere.

Ora, è un fatto anche che la radio abbia perso ascolti (facendo mucchio con le emittenti in generale) durante il 2008, per riguadagnarli verso la fine ? A detta di Audiradio si. Ma Audiradio su quali dati crea statistiche ?

E il campionamento ? “Audiradio è un’indagine campionaria sull’ascolto delle emittenti radiofoniche pubbliche e private, nazionali e locali” – si legge sulla pagina Indagine – Premessa – “Essa rileva informazioni che consentono di stimare il numero e la composizione dell’ascolto ed il profilo degli ascoltatori al livello TOTALE ITALIA, area geografica e singole regioni, per: la radio nel complesso; la singola stazione RAI; le singole emittenti private iscritte ad Audiradio. L’indagine AUDIRADIO è condotta su un campione 120.000 interviste, da gestire nell’arco dell’anno, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore agli 11 anni […]“.

Non c’è da essere sorpresi. Quando si parla di statistiche – rilevamenti di trend, tendenze o d’ascolti eccetera – non esiste tecnologia in grado di supportare un’indagine a tappeto che coinvolga l’intero target di riferimento (si parla di target ampi naturalmente). Da cui la campionatura, la solida elaborazione dei dati e i limiti delle stime. Il modo di operare di Audiradio da questo punto di vista non fa una piega se non fosse per quella frase “le singole emittenti private iscritte ad Audiradio” che, parlando di un brand di riferimento a livello nazionale, la cui voce è seguita a fare trend d’investimento, beh fa effetto che Audiradio ponga l’attenzione prima (coerentemente) su “la radio nel complesso” e poi solo sulle emittenti private iscritte. Insomma stona ma non è questo il punto. Se si prova a cercare nel database delle radio, per l’ultimo periodo di cui sono disponibili dati, due sole lettere “ra” – considerando che “ra” è LA Sillaba per una emittente radiofonica – che effetto fa la lista che esce fuori in ricerca dati se la si affianca al passaggio “L’indagine AUDIRADIO è condotta su un campione 120.000 interviste, da gestire nell’arco dell’anno, rappresentativo della popolazione italiana di età superiore agli 11 anni” ? Forse il Report Annuale del 2008 di Audiradio può aiutare a capire.





Comunicazione e Media nel 2008

29 12 2008

Il Censis fa il punto sullo stato della comunicazione e dei media: la rivoluzione digitale verso la moltiplicazione e integrazione dei media. In Italia la Radio è il Media più attendibile, 7% sopra l’Internet e il 19% sotto la media europea. Il Rapporto IEM della Fondazione Rosselli sull’industria della comunicazione in Italia in linea con le conclusioni del Censis: la fiducia degli Italiani verso i mezzi di comunicazione è in netto calo, così come l’investimento delle famiglie in area comunicazione. Malgrado oggi alla Camera ci sia un giornalista ogni dieci parlamentari, Comunicazione e Media hanno una penetrazione sociale di molto inferiore alla media europea. Colpa della fabbrica della paura.

Nel 42° Rapporto sulla situazione sociale del Paese – Anno 2008 – il Censis, esponendo di Comunicazione e Media, definisce l’assunto: “la rivoluzione digitale verso la moltiplicazione e integrazione dei media“. Una realtà verso cui convergere è ormai movimento naturale. Quasi culturale. Motore trainante di questo cambiamento in progress del modo di approcciarsi ai media da parte delle utenze, sta nell’uso che le nuove generazioni fanno dei “prodotti” mediatici. Un’evoluzione resa possibile grazie all’attitudine alla “medialità dei giovani europei oltre l’omologazione“. Un balzo in avanti reso possibile dall’uso e la diffusione dell’internet (malgrado l’Italia risulti ancora in ritardo rispetto ai riferimenti in area UE), ma soprattutto dalla penetrazione del mobile, dei cellulari. “Il cellulare è usato praticamente da tutti i giovani (il 97,2%)” – rivela il Censis. Un cellulare che oggi permette di connettersi al web, di ascoltare la radio, di comunicare in video, rappresentando di fatto lo strumento di comunicazione più flessibile, usabile e adattabile dei nostri tempi.

Crolla la televisione generalista e tradizionale. Ma il mezzo televisivo è in via di trasformazione grazie al  digitale e alla tv satellitare che permettono accessi diversificati alla piattaforma. Quella convergenza dei media nell’uso quotidiano dell’utenza, la cui massima espressione il Censis la individua nella “forza del localismo della comunicazione“. “Ci si informa usando un menù assortito che va dalle Tv ai quotidiani, dai periodici ai portali Internet, alle emittenti locali. Si contano a livello locale 538 Tv, 1.244 radio, 133 quotidiani regionali e provinciali (quasi 2,6 milioni di copie medie giornaliere, considerando solo le testate rilevate dall’Ads). Per il 35% dei cittadini il Tg regionale della Rai è la principale fonte informativa sulla propria città e il territorio, al secondo posto si collocano i quotidiani locali (25%), seguono le televisioni e le radio locali (15,4%), poi la cronaca locale presente nelle pagine dei quotidiani nazionali (11,9%)“.

Approfondendo però emergono dei distinguo netti anche a livello informativo locale. “L’ambigua deriva della comunicazione nella dialettica politica. La televisione è il principale strumento utilizzato per formarsi un’opinione sull’offerta politica in campagna elettorale (il 78,3% degli elettori, in crescita rispetto alla precedente tornata elettorale del 2006). Segue la carta stampata (20,8%). I rapporti non mediati, come il confronto con familiari e parenti (16,7%), la partecipazione diretta a incontri politici, comizi e assemblee (9,8%), o anche le discussioni con amici e colleghi (9,2%), sono canali preferenziali per quote via via decrescenti di elettori“. Dati importanti, fondamentali se poi proiettati in area Internet. Chi cerca informazione politica non si muove su Internet. La rete “è la fonte informativa per una fetta ancora minoritaria del corpo elettorale (7,6%, in crescita rispetto alla precedente rilevazione), con un livello di importanza assimilabile ai tradizionali volantini e materiali di propaganda dei partiti“. Una percentuale che scende ancora in area Radio: “6,3%, in netta flessione rispetto al 13% registrato alle elezioni del 2006“.

La lettura che il Censis dà di questi dati “anomali” è quanto mai indicativa dei rapporti tra politica e media (vecchi e nuovi). “nell’ultima legislatura si contano 64 deputati giornalisti (la quarta professione rappresentata alla Camera, dopo avvocati, dirigenti e imprenditori, prima dei funzionari di partito) e 28 giornalisti senatori (la sesta professione attualmente rappresentata al Senato): praticamente c’è un giornalista ogni dieci parlamentari“.

Discorso diverso dalla diffusione dei media è quello della fidelizzazione dell’utenza a uno specifico media. Luogo comune per tutti e confermato dal Censis è il “crollo della fiducia nei media (senza eccezioni per nessun mezzo), più bassa in Italia che negli altri Paesi europei“. In Italia il mezzo più attendibile è la Radio, di cui si fida il 42% degli Italiani. La radio “è il mezzo di comunicazione considerato più attendibile, ma con un consenso comunque inferiore al 61% medio europeo“; più dell’ Internet che si attesta al 35%. L’ultimo rapporto IEM (XI Rapporto, Fondazione Rosselli) sulle trasformazioni dell’Industria della Comunicazione in Italia sottolinea la convergenza tra l’uso dello strumento più comune e usabile (il cellulare) e il mezzo di comunicazione più attendibile: ” Un Italia il 22% degli utenti mobili nel 2008 ha ascoltato musica trasemssa alla radio dal cellulare. Una percentuale di molto superiore rispetto ai colleghi europei di GB (18%), Francia (13%) o Germania (14%)” – riporta Key4biz. Andrea Marzulli, Responsabile Area Studi di Mercato IEM della Fondazione Rosselli, presentando alcune anticipazioni sull’XI Rapporto via Key4biz ricordava come durante la “presentazione del precedente rapporto, documentammo come, per quel che riguarda il nostro Paese, la percentuale della spesa delle famiglie dedicata a comunicazione e tempo libero fosse decisamente inferiore rispetto ad altri grandi Paesi europei, e soprattutto in tendenza decrescente“. Un trend involutivo che non si ferma e che lo scorso 18 Dicembre è stato argomento di dibattito al VI Summit sull’Industria della Comunicazione in Italia tenutosi a Roma al Tempio di Adriano.

Qual’è il motore scatenante di questa involuzione di fiducia rispetto ai media ? Il Censis lo spiega con una frase lapidaria “I media come fabbrica della paura” che fa da incipit alla Indagine sulla paura nelle città che il Censis realizzò in dieci metropoli del mondo (Londra, Parigi, Roma, Mosca, Mumbai, Pechino, Tokyo, New York, San Paolo, Il Cairo) in vista del World Social Summit: “solo un quarto del campione (25,8%) sostiene che la propria paura deriva dall’individuazione di un rischio effettivo che si possano verificare eventi indesiderati. Il 25,6% dichiara che la paura deriva dal fatto che giornali e televisioni non parlano d’altro. Interrogati su quali sono i soggetti responsabili dell’aumento dell’insicurezza, il 20,4% afferma che il circuito informativo-mediatico cavalca le paure, attraverso la presentazione selettiva delle notizie, per catturare l’audience. Prima, però, vengono i politici, ritenuti tra coloro che più fomentano le paure per distogliere l’attenzione dai problemi reali, favorire il consenso, legittimare il proprio ruolo (la pensa così il 29,6%)“. Questa indagine fece scalpore in Italia soprattutto perché indicò Roma come la città più spaventata tra quelle campionate. E le cause d’allarme sorprendono ancora di più: “In particolare, quasi un romano su due (47,8%) imputa ai media la responsabilità di creare allarme sociale, più di un quarto (28,6%) alla politica, mentre i gruppi terroristici vengono indicati solo dal 7%“.





I limiti delle piattaforme broadcasting

23 12 2008

Quello che segue è un caso di studio di oltre un anno fa. Viene riproposto qui …

  • perché l’esperienza raccontata da Sauro Mariani in occasione del Markimonio 2007 è quanto mai attuale ed evidenzia, meglio di qualsiasi altra sterile discussione teorica sui limiti delle piattaforme broadcast e in generale di tutti gli indotti a senso unico (di cui sei era già parlato qui), le difficoltà attuali di quelle piattaforme di comunicazione di massa che non riescono (per struttura e “staticità”) nell’ adeguarsi alle esigenze di un’era comunicativa sempre più narrowcasting.
  • perché si tratta di un argomento d’interesse tanto per le piattaforme televisive, quanto per quelle radiofoniche. Sebbene la radio sia un mezzo di comunicazione molto più flessibile della televisione, ciò non vuol dire che è immune dai pericoli di un marketing basato su strategie di broadcasting superate. In questo contesto si tratterà di comunicazione visiva, o meglio televisiva, ma con i dovuti distinguo lo stesso discorso vale per la comunicazione audio, radiofonica.

Occupandosi del Marketing di MTV Italia, Sauro Mariani illustrò la strana avventura di uno spot dedicato al sociale ( il “Save Your Life” del World Aids Day 2005 ) “Dopo quasi un anno dal lancio, dopo la tradizionale pianificazione e dopo non aver ricevuto nemmeno la solita pacca sulle spalle ci chiedemmo che cosa ne fosse stato dello spot. Abbiamo chiesto allo stagista di dare un’occhiata in giro. Scoprimmo che il video era stato grabbato ed era stato diffuto su Internet riuscendo a raggiungere quei siti di settore più sensibili all’argomento ed altri obiettivi che non ci erano nemmeno passati per la testa“. E qui iniziarono le sorprese e prese il là una riflessione sul futuro del marketing dei Media, che Mariani condivise in prima persona: “Fino a pochi anni fa non avrei avuto alcuna difficoltà a definirci come Media. Ora nella definizione di Media preferisco starci fino ad un certo punto. Preferisco fare un passo indietro e preferisco essere definito broadcaster o fornitore di contenuti, perché oggi il ruolo dei Media oggi è un pò scomodo“.

La sorpresa più grande che ebbero in MTV fu quella di “un caso di comunicazione virale che non ci siamo accorti di aver svolto se non dopo circa un anno“. Un’eternità.

La diffusione dello spot viene pianificata su MTV e poi su La7 seguendo principi basati sulla traccia “pianifico per ottenere una determinata copertura in un periodo di tempo rispetto al quale faccio delle valutazioni“. Nel caso del “Save Your Life”, saltò tutto. “Pianificazione, continuità e temporizzazione. . . Io ho perso se prendo a riferimento questi parametri per valutare il successo della campagna“.

Noi siamo la comunicazione unidirezionale per eccellenza, ma il messaggio non lo è e il suo successo dipende dalla rilevanza che ha il tema per chi ne usufrusisce” – spiegava Mariani, individuando il punto focale nel fatto che il destinatario di un messaggio ha, grazie all’Internet, “i mezzi per essere considerato a sua volta Media e riferimento per chi lo segue“. Si creano nuove relazioni e il messaggio “vive di vita propria”, diventa indipendente dalla piattaforma di origine ed utilizzato in contesti differenti da quello per cui era stato creato. “Questo percorso possiamo provarlo a gestire ma non controllare. Il mito del controllo salta. Entrano in gioco regole diverse, gestione diversa, controllo e monitoring diversi della cui imprevedibilità dobbiamo farcene una ragione“.

Mentre prima eravamo dentro un circuto e facevamo a chi va veloce, oggi mi sembra di essere in un bosco con delle condizioni che cambiano continuamente a seconda del tempo e del vento che tira. Dove bisogna essere comunque veloci ma le variabili non sono più verticali… e cambiano il contesto mentre ci sei dentro“.





appunti sulla comunicazione radiofonica

5 12 2008

La Radio, come ogni altra piattaforma di diffusione massificata dell’informazione, basa le proprie strategie comunicative sulla regola delle 5 W:

  • WHO ? CHI
  • WHAT ? CHE COSA
  • WHERE ? DOVE
  • WHEN ? QUANDO
  • WHY ? PERCHE’

Per spiegarci. Un’informazione concreta deve essere costruita sull’analisi oggettiva dei contenuti in modo da fornire tutti gli elementi base perché il suo fruitore possa prendere posizione sul messaggio veicolato in piena coscienza e libero da vincoli di parte. Questo concept vale tanto per la diffusione di notizie quanto per la veicolazione di messaggi pro-servizio, pro-prodotto. Questo bombardamento è veicolato verso insiemi di target. La sua efficacia sta nella capacità ricettiva del fruitore dell’informazione. Un’informazione “non dedicata”, che ad esempio non prenda in considerazione l’uso di termini comprensibili e “graditi” al fruitore… è informazione vuota. A perdere. Se poi si allargasse il discorso al contenuto…

Qual’è lo stato dell’informazione ad oggi? Dell’uso dei mass media in generale? Per capirci: di stampa, radio e televisione e dell’internet dove ci proiettiamo a buttar giù parole e pensieri? A seguire un video. Interessi di parte tra uno stacco e l’altro di verità…. comunque istruttivo…

Uno dei temi che emergono è quello sul “bombardamento d’informazione” cui siamo soggetti ogni giorno. Da cui la difficoltà nel filtrare e nel definire un’informazione notizia piuttosto che opinione o ancora “promo” commerciale. Di fondo manca quell’analisi oggettiva (in relazione al fruitore/destinatario) del contenuto veicolato che dovrebbe invece essere il primo elemento a definire “informazione”.

E’ in questo contesto che vogliamo introdurre il tema sulla “comunicazione radiofonica”. Radio come mass-media. Una piattaforma comunicativa la cui forza sta nella capillarità con cui diffonde un messaggio. Destinatario: un target d’utenze altamente fidelizzato. Volendo, lo strumento “radio” è ancora più forte dello strumento “televisione” proprio per l’alta targettizzazione che crea i presupposti per lo step successivo: un word-of-mouth diretto a insiemi di gruppi sociali recettivi al messaggio proposto. In questo contesto è il messaggio a fare la differenza. Che sia trasparente o meno. Di parte o ancora oggettivo. Il messaggio arriva e viene diffuso ad ondate e senza soluzione di continuità.

Qui un’altra differenza rispetto alla piattaforma televisiva. La forza di una radio non stà nella capacità di raggiungere i confini di un territorio nazionale, ma nella capacità di coinvolgere. Sta nella fidelizzazione dell’ascoltatore verso la propria radio preferita. Così si arriva al controsenso che porta a definire teoricamente più forte un network di radio locali e regionali che una sola radio nazionale. La radio è compagna quotidiana. E’ voce gradita quanto più è localizzata la piattaforma, fino ad essere definita, volendo, “voce personalizzata alle esigenze dell’ascoltatore”. Una radio locale che non è in grado di servire le esigenze del suo gruppo targettizzato di ascoltatori… è destinata a scomparire dalle frequenze FM. Non è la radio ad entrare nelle case ma la persona ad “entrare” nella radio. Certo, siamo ben lontani dall’Internet di oggi. Personalizzazione pura in piena evoluzione dell’era narrowcasting. La radio resta comunque una piattaforma broadcasting, nata per massificare un messaggio, sebbene più flessibile e adattabile alle esigenze della sua utenza.

C’è un punto in comune invece, che coinvolge tutte le piattaforme dedicate alla massificazione dell’informazione, definizione a cui si possono aggiungere ancora oggi “regioni forti” dell’Internet (si pensi alla diffusione di comunicati stampa precompilati tanto cari alle filiere aziendali tradizionali, o ancora alle informazioni finanziarie, come anche alle classiche notizie promo commerciali, oppure ancora al movimento d’informazione politica e sociale gestito … ): i mass-media creano un indotto comunicativo a senso unico che di fatto definisce dei confini precisi, tanto spaziali quanto temporali, tra il fornitore dell’informazione e il fruitore della stessa. Il messaggio è definito e regolato dal fornitore tanto nella durata, quanto nella periodicità come anche nella diffusione… per non parlare del contenuto e del taglio datogli dall’editore. Dove “editore” è un termine che definisce in modo generico una qualsiasi persona che abbia il potere di definire il format dell’informazione da muovere, a prescindere dalle intenzioni orginarie dell’autore (cliente ?)… che spesso connivono in perfetta armonia.

La Radio si differenzia però dalla Televisione, in questo contesto, offrendo un “contenitore” che per essere riempito non può fare a meno di “dialogare” con il fruitore del messaggio. Questo è un concetto che vale tanto più l’emittente è localizzata: c’è una grossa differenza ad esempio, nel muovere un’informazione alle 7.00 della mattina piuttosto che alle 19.00. La prima sta nel tipo di fruitore. Esistono delle differenze socio-culturali a definire gruppi tra coloro che “ricevono” in fasce d’orario differenti? La risposta viene da sé: l’ascoltatore è fidelizzato alla radio (quanto più la piattaforma è localizzata) scelta come “compagna di viaggio”. Il telespettatore più ad un format, ad un programma… che la piattaforma sia locale o a respiro nazionale.